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I GATTI nell'antico mondo greco romano.

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Tags: gattoanticaromaromanigattobangalabengalleopardoasiaticogrecitombeimmaginefeliscatus
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Gli antichi  romani  apprezzavamo molto l'obbedienza e la lealtà e\nfedeltà, tanto che si pensa che non amassero particolarmente i gatto come\ninvece gli antichi egizi, in quanto  troppo libero e indipendente per rispecchiare\ni loro gusti.
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Contrariamente a quanto si crede,invece, proprio nell antica\nRoma c'era chi lo ammirava così tanto da volerlo rappresentare proprio\nall'interno di un luogo sacro...
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In un tempio dedicato a Libertas, la Dea della libertà e\ndell'indipendenza, eretta sul monte Aventino, fu il romano Tiberio Gracco a porre\nun gatto ai piedi della dea adornata in una veste bianca, con in mano uno\nscettro, e nell'altra un frigio di velluto che veniva indossato dagli schiavi\nromani liberati .
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Simbolo quindi della libertà, e il gatto ovviamente simboleggiava\nl'indipendenza.
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\nUna delle prime menzioni del gatto a Roma è nel 4 ° secolo aC, quando Palladius\nraccomanda l'uso di gatti, ufficialmente indicati per la prima volta come\nbovini, invece di furetti per impedire alle talpe di divorare i letti di\ncarciofo.
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Plinio il Vecchio, nel suo libro Storia Naturale (I sec.\nDC), istruisce coloro che vogliono proteggere il loro pane dai voraci appetiti\ndei topi scrivendo: "I topi sono tenuti lontani dalle ceneri della donnola\no da un gatto immerso nell'acqua e poi gettato sul seme del frumento, oppure\nusando l'acqua in cui è stato fatto bollire un corpo di donnola o di gatto.\nL'odore, tuttavia, di questi animali si fa percepire nel pane. "(Plinio il\nVecchio 18.45)
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Plinio suggerì anche\nche una febbre poteva essere evitata se" il fegato salato di un gatto\nucciso quando la luna in calare " venisse mescolato nel vino e dato da\nbere al malcapitato (Plinio il Vecchio 8.155).
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Per quanto disgustoso possa sembrare, addirittura si diceva\nche lo sterco di gatto è fosse anche un rimedio per rimuovere una spina dalla\ngola. Possiamo solo immaginare che dover sopportare lo sterco di gatto in bocca\navrebbe sicuramente sollevato qualsiasi cosa, non solo una spina.
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Naturalmente i Greci e i Romani non furono i primi a usare i\ngatti per scopi medicinali.
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Gli antichi egizi usavano il grasso dei gatti per spaventare\ni topi, la placenta in un tonico per evitare che i capelli diventassero grigi e\nil pelo di gatto femminile erano mescolate al latte per lenire le ustioni.
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Alcune curiose cure medicinali continuarono a persistere\nfino a circa 100 anni fa, come per esempio una cura contro l'herpes zoster;  deponendo la pelle di un gatto appena ucciso\nsulla zona infetta, si poteva guarire...
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Ci sono rappresentazioni a mosaico di gatti nella Pompei\nromana, dove sono stati recentemente trovati i resti di gatti addomesticati. I\npompeiani avevano gatti, anche se probabilmente rari, ma i mosaici dettagliati rappresentano\n abilmente il carattere innato del gatto.\n
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Due mosaici della Casa del Fauno mostrano gatti maculati,\nspesso considerati come persiani o angora  per via del loro manto a pelo lungo.
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Un mosaico raffigura\nil gatto che afferra un gallo o un pollo per il collo, mentre sotto di lui ci\nsono due anatre, quattro altri uccelli, alcune conchiglie e alcuni pesci che\naspettano tranquillamente il loro inevitabile destino.
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Nell'altro, un gatto in attesa guarda gli uccelli\nappollaiati attorno a un bagno per uccelli, i denti scoperti e la zampa pronta\na colpire in un momento opportuno. Van Vechten (1921) in una nota in calce a\nTiger in the House afferma: "Ma c'è una prova sufficiente che l'antichità\nclassica amava il gatto. Tra gli oggetti rinvenuti a Pompei c'era lo scheletro\ndi una donna che portava nelle sue braccia lo scheletro di un gatto, che forse\ndiede la sua vita per salvarlo.
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In guerra il gatto accompagnò legioni romane blasonate su\nscudi e bandiere (Simpson, 1903). "La compagnia di soldati, Ordines\nAugustei, che marciava sotto il comando del Colonnello di Fanteria, sotto il\npedibus di Magistro, portava il loro scudo" bianco "o" d'argento\n", con un gatto verde chiaro.
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Il gatto è visto\ncorrere mentre gira la testa sul dorso. Un'altra compagnia dello stesso\nreggimento, portava un gatto rosso, su uno scudo (un piccolo scudo appeso alla\ncintura), con le zampe alzate, come se cercasse di afferrare qualcosa.
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Inoltre, le tribù germaniche come i Vandali e gli Svevi\nportavano un gatto nascosto per proteggere i loro scudi e armature dal sole.
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Infine, nel VI secolo d.C., troviamo una corte delle guardie\npretoriane di nome "Dei Gatti" e secondo le iscrizioni trovate, i\nsoldati avevano persino incluso Cattius nel loro nome.
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Sia i Romani che le tribù guerriere stimavano chiaramente il\ngatto per il suo coraggio e astuzia.


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Il gatto accompagnò le legioni romane conquistatrici non\nsolo sugli stendardi e nel nome, ma anche fisicamente. Con la diffusione\ndell'Impero Romano, anche il gatto allargò il suo mondo, evidenziato dal fatto\nche le sepolture gallo-romane includevano immagini di gatti su stele funerarie\ne sarcofagi.
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Sulle stele funerarie della Gallia romana (Francia\nmeridionale) i bambini piccoli tengono i gatti o i gatti sono seduti accanto a\nloro.
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La figlia della lapide di Laetus †, ora nel Museo di\nBordeaux, rappresenta una bella rappresentazione della diffusione della cultura\nromana, e vediamo che i bambini piccoli insieme ai loro animali domestici e ai\nloro giocattoli venivano spesso commemorati per sempre su stele funerarie e\nlapidi. Sulla lapide c'è una ragazza, alcuni pensano un ragazzo, con il suo\ngatto domestico e un gallo al suo fianco.
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Inoltre, i gatti sono apparsi su mobili e mosaici. Ad\nesempio, nel centro-est della Francia, scolpito in rilievo su una parte del\npiedistallo di un tavolo, un ragazzo tiene un gatto rivolto in avanti con un\ncolletto rosso e una campana.
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Inoltre, i mosaici di gatti possono essere trovati dalla\nGiordania al Marocco. Su un mosaico romano trovato nella Chiesa degli Apostoli\na Madaba, in Giordania, e ora ospitato nel Museo del Bardo, Tunisi, un gatto\nmarrone sta eretto rivolto in avanti in maniera altezzosa, posando per\nl'artista, mentre su un mosaico di Volubilis, in Marocco, un gatto , Vincentius\n(conquistatore), uccide un topo di nome Luxurius.
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Le prove fornite dagli scavi archeologici dimostrano che il\ngatto ha accompagnato i romani fino ai confini del loro impero. Resti di gatto\ndi epoca romana, molti vicino ad antichi accampamenti militari, sono stati\ntrovati in Nord Africa (Libia, Tunisia e Algeria) e in Europa (Francia,\nInghilterra, Italia, Belgio, Paesi Bassi, Austria, Germania e Ungheria e\nTurchia) ( Engels, 2001). Il gatto ha persino fatto un giro sulle navi romane\nche salpavano per incontrare i mercanti cinesi a Ceylon dove scambiavano merci\ngià nel 166 dC, proprio nel periodo in cui il gatto fu documentato per la prima\nvolta in Cina (Gibbons, l900, Vol.7 p.392). .
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Con l'avvento dell'età imperiale romana, il gatto divenne\npiù popolare soprattutto tra le giovani donne. Il nome "Piccolo gatto o\ngattino" Felicula, Felicla era un soprannome comune dato alle donne, come\ndimostra il fatto che ci sono oltre 250 riferimenti a questo nome in varie\niscrizioni. Una lapide dedicata a Calpurnia Felicla, "gattina" e suo\nmarito comprende un piccolo bassorilievo di un gatto. Il nome cattus, usato per\nla prima volta da Palladius, venne usato come aggettivo per qualcuno che era\nacuto. Dal momento che nessuno può negare che il gatto sia "acuto",\nil riferimento al gatto è innegabile.
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Alcuni storici ritengono che il nome cattus abbia avuto\norigine dal nome dei Berberi del Nord Africa per gatto, kaddiska o dal nome\nnubiano, qadis.
È interessante notare che molti termini per il gatto in lingue\ndiverse iniziano con il suono ak o g, derivato dal nome romano cattus. †\n(Rogers, 2001)
Il nome latino di cat, felis, precede quello di cattus ed era il\nnome per il gatto, la martora, il furetto, la puzzola e il gatto, così in\nrealtà non c'era differenza tra i vari animali nella scrittura romana antica.\nOggi, il gatto domestico è chiamato "felis cattus".
Meraviglioso esemplare di gatto bengala dell'allevatrice Tonietto Luisa Albachiara, una tra i più riconosciuti allevatori di questa razza a livello mondiale.



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